La Certosa di Padula e la nascita dello Stato Cecoslovacco

Con l’articolo 1 del Regio Decreto n. 3026 del 7 luglio 1866 si pose definitivamente fine all’attività monastica della Certosa di san Lorenzo. Da quel momento in poi gli enormi ed imponenti spazi monastici, costruiti per accogliere i solitari di Dio, divennero luoghi inanimati e vuoti per diversi decenni. La Grande Guerra interruppe il lungo e silenzioso degrado certosino; l’ormai ex Certosa, priva della sua funzione originaria, fu protagonista di una nuova storia ed artefici ne furono i prigionieri austro-ungarici. L’ex monastero divenne un nuovo cantiere che vide, questa volta, impegnati nelle molteplici attività lavorative non i fratelli conversi ma gli oltre diecimila prigionieri. La Certosa di san Lorenzo divenne, però, ben presto più di un campo di prigionia. Nel luogo deputato un tempo alla contemplazione prese vita il progetto della costituzione di un esercito ceco-slovacco, un luogo dove boemi, moravi e slovacchi ebbero la libertà di condividere le loro idee patriottiche. Lo spirito indipendentista ed il fermento dei soldati impressionò anche Edvard Benes, promotore insieme a Masaryk e a Stefànik del movimento nazionalista. “Ho visto come nasce la libertà di un popolo e come si crea uno stato. Già da lunghi mesi i nostri soldati, radunati un po’ per volta e organizzati militarmente, aspettano solo l’ordine di recarsi al fronte”: queste le parole pronunciate da Benes dopo la visita al campo di Padula.

L’ordine giunse nel mese di aprile del 1918 dopo la firma della convenzione fra il Governo italiano e il Consiglio Nazionale dei Paesi Ceco-Slovacchi. Gli ex-prigionieri poterono, così, lasciare Padula e dare il proprio fondamentale ed altissimo contributo alle sorti del Primo conflitto mondiale motivati da un’unica parola d’ordine: indipendenza. Anche quest’anno a Praga, il 28 ottobre, si è celebrata la Giornata dell’indipendenza dello Stato Cecoslovacco. Padula, piccolo paese situato in provincia di Salerno, è parte integrante di questa importante storia.

Ph. Giusy Gioffreda

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