Ravello

Ravello

 

di Viviana Ricciardone

Più vicina al cielo di quanto non sia lontana dalla riva del mare

Ravello è una delle più belle e tranquille località della costiera Amalfitana, protesa sul mare -ad un’altitudine di circa 300 metri – l’abitato si sviluppa su una rupe verticale; da questa rupe che i ravellesi dominarono quel mare che contribuì a fare la loro fortuna commerciale.

Lo spazio è sfruttato al massimo, ne sono esempio i terrazzamenti dove gli abitanti hanno pazientemente modellato i fianchi scoscesi della costiera per ricavarne orti, agrumeti e vigneti (talvolta ovili); le scalinate si integrano perfettamente nel contesto e permettono di raccordare mirabilmente i diversi livelli edificati, creando i famosi scorci per cui la cittadina rimane meta ambita da un turismo d’élite ed internazionale, nonché da artisti alla ricerca di vedute singolari.

«Ravello è più vicina al cielo di quanto non sia lontana dalla riva del mare» descrive così lo scrittore Andrè Gide (che vi ambientò il romanzo “L’immoraliste”) questa sorta di Machu Picchu salernitana.

In effetti raggiungerla dal mare comporta la salita per una tortuosa strada dove nei punti più stretti capita di incontrare turisti stranieri immobilizzati che attendono un poco ansiosi la fine della colonna di macchine dall’altro senso. Per farci arrivare Richard Wagner nel 1880 dovettero convincerlo a portarsi a dorso d’asino su per la mulattiera, l’unica strada dell’epoca. Qui, com’è noto , il grande compositore trovò l’ispirazione per l’ambientazione del quadro scenico del II atto del Parsifal, che fu pronatmente abbozzato dal pittore russo Paul von Joukowsky, che lo accompagnava in quel viaggio a Ravello.

Ciò che più colpisce, oltre all’uso avido e temerario dello spazio è la verticalità di questo posto, in alcuni punti letteralmente “a picco sul mare”. Come il celebre “Terrazzo dell’Infinito” di Villa Cimbrone, acquistata da un lord inglese dello Yorkshire nel 1904, Ernest William Beckett.

Il panorama offerto da Villa Rufolo non è da meno: con la recente apertura della Torre maggiore (2016), è possibile visitare i tre piani espositivi attraverso la moderna scala, ispirata alla fantasia di Maurits Cornelis Escher (anche lui passato per Ravello nel 1922), ed affacciarsi dalla sommità del terrazzo più alto del centro storico. La torre pare fu costruita dai Rufolo come simbolo del loro potere, derivante dall’attività di banchieri e finanziatori presso la corte angioina.

All’interno della villa omonima, costruita in stile arabo-normanno per volere di Nicola Rufolo nel XIII secolo, si ammirano gli splendidi giardini realizzati da sir Francis Neville Reid, l’industriale scozzese che l’acquistò nel 1851. Appassionato di botanica, formò insieme al ravellese Luigi Cicalese, una vera e propria scuola di giardinieri, che ancora oggi mantengono vivo lo stile romantico voluto dal fondatore.

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